Gli scout di Scalea alla “Marcia per la Pace
da Il Diogene settembre - ottobre 2007
Arrivati al Monastero del monte La Verna in provincia di Arezzo, ci ha accolto un clima di serenità, tutto molto semplice e molto sobrio, dai pasti al dormitorio, dai colori dolci alla soavità dei monaci che da 800 anni perpetuano la regola di Francesco. Egli ha dato una grande mano alla chiesa con la sua ricchezza ereditata, alla povertà desiderata vera fonte della sua predicazione. Giorni molto utili alla riflessione, alla conoscenza di Francesco e Chiara. È come se il tempo lì si fosse fermato. Poi ad Assisi una visita importante nei luoghi in cui Francesco e Chiara decisero di servire Dio e poi in marcia per i diritti dei monaci nella ex Birmania e per quello alla legalità rivendicato dai parenti delle vittime della mafia, per ricordare la giornalista Anna Politkovskaia e per riportare alla ribalta storie locali come quella della discarica di Acerra: in 200 mila - la stima è degli organizzatori - hanno marciato domenica da Perugia ad Assisi per chiedere “Tutti i diritti umani per tutti”. Uno slogan che ciascuno ha interpretato a modo suo. Portando quasi tutti un segno rosso come simbolo di vicinanza alla lotta condotta nella ex Birmania dal premio Nobel Aung San Suu Kyi e dai monaci. Con indosso una maglietta realizzata per l’occasione da un gruppo organizzato proveniente da Marsala o dedicando al sindacato e al governo clandestino del Myanmar la sua presenza, come ha fatto il leader della Cisl Raffaele Bonanni. La 17/a edizione della Marcia voluta da Aldo Capitini ha visto sfilare quest’anno meno bandiere di partiti e sindacati. Per il resto il serpentone ha rispettato la tradizionale coreografia. Con gli scout forse mai tanto numerosi come oggi. Oltre 7 mila giunti da tutta Italia secondo le stime della Tavola della pace. “I poveri non possono aspettare” c’era scritto su uno degli striscioni esposti dai giovani. Più di 2 mila gli enti e le associazioni, insieme a 208 ospiti stranieri tra cui una delegazione russa nel nome di Anna Politkovskaia. “Giù le mani da Hasankeif” è stata la richiesta su un grande lenzuolo colorato portato da marciatori provenienti da Alessandria e da Messina. Fanno parte di una rete impegnata contro la costruzione di una diga nel Kurdistan turco che - hanno spiegato - devierà Tigri ed Eufrate sommergendo un villaggio dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Hanno chiesto invece “libertà e diritti per il popolo del Saharawi” i componenti dell’associazione Gherim di Nembro, in provincia di Bergamo. Con loro due ragazze di quella etnia ospiti della Tavola della pace della città lombarda. Richieste di vedere riconosciuti diritti in Paesi lontani e spesso dimenticati, ma anche nel nostro Paese. Come un gruppo di Vicenza che manifestava il loro “No alle basi Nato in zona Dal Molin”. Come quello alla legalità del quale si sono fatti portatori don Ciotti e i parenti di alcune vittime della mafia. “Perché i nostri cari facevano una battaglia di democrazia e per il rispetto dei diritti” ha detto Dario Montana. Suo fratello Beppe Montana era capo della sezione catturandi alla squadra mobile di Palermo quando, nel 1985, la mafia lo uccise. Sono stati portati alla luce numerosi diritti umani che sono disattesi e che invece dobbiamo riattivare subito. Bisogna che le parole “vita – libertà -uguaglianza - giustizia - famiglia - sicurezza - ciboistruzione – lavoro cittadinanza – pace”, siano oggetto di educazione, dagli ambienti di lavoro alla scuola, alla famiglia. Essere scout oggi vuole significare far parte di questi valori che dovranno necessariamente appartenerci come l’acqua e l’aria.
Cristina, Maria Rosaria, Laura, Adelina,Vincenzina, Teresa, Carla, Franco, Rossano, Giacomo, Pino, Ennio, Michele, Don Giacomo.




