Pesca Miracolosa a Scalea

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Il PORTO QUESTO SCONOSCIUTO
di Gian Enrico Zamprotta

da Il Diogene (settembre ottobre 2008)

Ingrandisci immagineDa circa trent'anni risiedo a Scalea e mi sono sempre chiesto dove approdassero i famigerati pirati saraceni che venivano a razziare la costa. Poi cercando un poco sui testi che riportano cronache dell'epoca ho scoperto che il nostro litorale era dotato di una specie di "Porto naturale" che consentiva l'attracco di navi anche di discrete dimensioni. Ma l'esistenza di questa situazione non era soltanto dannosa per l'arrivo dei razziatori era anche favorevole ai commerci che hanno fatto di Scalea di volta in volta un luogo di notevole importanza storica, commerciale e bellica. Dopo questa premessa, oggi che si parla della costruzione di un porto turistico, mi tocca assistere a diatribe, spesso inutili, fatte da chi, avendo forse poco da dire e/o da programmare, altro non sa fare che escogitare stratagemmi per screditare il lavoro altrui. Mi riferisco a tutti quei "progettisti ­consulenti da bar" o da panchina, raramente anche da salotto che, come per il calcio, hanno sempre in tasca ed in bocca la soluzione ottima le per risolvere i problemi. Ed allora sento parlare di:
Scempio nel cuore del paese - Distruzione programmata di un'area di 70.000 metri quadrati - Incalcolabile danno alle attività commerciali e turistiche - falsa ricchezza - e addirittura di regresso storico. Si rendono conto, di quanto affermano questi accaniti denigratori, che spesso e volentieri tranciano giudizi a vanvera? Tanto temuti 70.000 metri quadrati di scempio, sono rappresentati da un'area di 200X350 mq, una volta e mezza l'attuale piazza Aldo Moro che ne misura 40.000. Si rendono conto che l'incalcolabile danno commericale si risolverà, con l'avvento del porto, in fortissimo incremento delle attività esistenti e con l'apertura di nuove attività strettamente collegate all'indotto per la manutenzione, riparazione, ecc. dei natanti che vi approderanno. Che dire poi del danno turistico? Se permettere ad una fascia qualificata di turisti di soggiornare più facilmente a Scalea è un danno, facciamo in modo che non vengano, ma se se ne ricava il vantaggio di avere un apporto maggiore di valuta ed il prolungamento della stagione, possono essere considerati un vantaggio, ben venga la realizzazione di questo mostro, causa di tutti i mali. La falsa ricchezza è sicuramente quella che consentirà ad un buon numero di lavoratori, oggi inoccupati, di ottenere un lavoro, prima durante la fase di realizzazione ed in un secondo tempo per la gestione e manutenzione dell'opera. Il sito scelto Torre Talao è naturalmente vocato alla realizzazione di un "porto turistico", la torre simbolo di Scalea può facilmente essere avvistata dal largo e tornerebbe, in parte, a svolgere la sua funzione, in senso inverso questa volta, non più come oggetto di difesa, bensì, come manufatto di benvenuto per dire ai naviganti "siete giunti, ben arrivati", quasi come la Statua della Libertà dà il benvenuto alle navi che arrivano nel porto di New York, mi rendo conto che il paragone è ambizioso ma, a mio parere calza. Ultimo rimane il temuto danno ecologico che, forzando la natura, provocherebbe irreversibili cambiamenti nella costa, ma sono sicuro che coloro che hanno progettato l'opera hanno affrontato con priorità il problema. L:unica cosa che mi sento di condividere con gli oppositori del progetto è la volontà propositiva di istituire una commissione che vigili sui progressi dei lavori e se ne faccia garante, poiché un eventuale cambio di amministrazione al comune, all'insegna del motto di Gino Bartali: •.... gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare", annulli gli sforzi e sprechi le spese sostenute fino a quel momento. Voler vedere a tutti i costi un male in ogni cosa è veramente sinonimo di regresso storico, poiché senza innovazioni non c'è progresso e se l'uomo avesse sempre detto no ad ogni novità vivremmo ancora sotto la Torre Talao come i nostri antenati e primi abitanti di Scalea, nelle grotte.
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DOVE PORTA IL PORTO?
di Antonio Forestieri

da Il Diogene (settembre ottobre 2008)

Ingrandisci immagineCondivido le preoccupazioni di Italia Nostra riportate dalla stampa sulla nascita del porto intorno a Torre Talao a Scalea. Già diversi anni fa lanciai l'a­larme intervenendo pubblicamente sulla sua realizzazione voluta dall'allora Amministrazione Pezzotti non condividendone la scelta urbanistica. Ritenni il porto una struttura utile ma non indispensabile per Scalea, in quanto non si prospettava un semplice approdo turistico ma una struttura di 70.000 mq di superficie che avrebbe ospitato 320 imbarcazioni alcune lunghe anche 15 m. Esso avrebbe creato una vera e propria barriera capace di incrinare il rapporto tra mare e città sia dal punto estetico che funzionale. Pensai fin d'allora che questa ubicazione fosse sbagliata anche per i problemi che avrebbe portato alla viabilità già fortemente compromessa d'estate e non scartai l'ipotesi che i lavori si potessero arrestare come per altre opere (aviosuperficie e ospedale) lasciando nel centro del paese un cantiere permanente o peggio ancora a un futuro insabbiamento. La mia proposta di metodo fu di ricorrere al referendum per far decidere la popolazione e nel merito che il sito più adatto per il porto fosse in prossimità dell'aviosuperficie per poi collegare entrambi al centro con delle navette. Ancora oggi, avverto serie perplessità anche sulle prospettive occupazionali e i ricavi che il porto, nel cuore della città, potrebbe apportare rispetto a un'economia certa come quella balneare che andrà a penalizzare nelle sue prospicienze. Quale turista deciderà di bagnarsi esponendosi al pericolo del transito delle imbarcazioni e dell'inquinamento che comunque un porto arreca? Scalea è da disinquinare. Non reggono le comparazioni con le altre realtà che hanno il porto in un mare già compromesso e neppure i riferimenti al passato perché il porticciolo esistente a Scalea era naturale. Se il porto venisse costruito s'annullerebbe la storia recente di Scalea e della sua antica Torre simbolo stesso della città. Semmai occorre che si creino le condizioni per visitarla perché non ci sono più Turchi da respingere ed evitare di arrecare ulteriori ferite a questa città con l'illusione della falsa ricchezza.

 

 

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