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Racconti selezionati da scalea.it


Racconto inviato a scalea.it da Rocco Chinnici marzo 2006

Il racconto sprigiona la fantasia e ne arricchisce l'animo.

Ciao,
eccomi ancora qui a donarVi un'altro dei miei racconti tratto da un'altra
delle mie commedie teatrali che albergano nel mio sito. Gradirei che anche
questo racconto... se lo ritenete buono, lo terreste un po' sulla Vostra
Pagina, o, se volete, creare una pagina di racconti, io ve ne invierò
tantissimi e inediti come questo.

Grazie anzitempo; Vi auguro un mondo di bene e quanto di  più il cuor Vostro
desidera.

Rocco Chinnici

 www.roccochinnici.it

                                            

IL VECCHIO PIETRO

  - Giovanni, Giovanni! Non ne posso più! Si deve pur vedere cosa ha da
farsi! E' da stamattina che giro per casa come una matta! - - Sii buona
Concetta, cerca di capire. Non è poi così difficile, sai? Sei tu che vuoi
fartene un dramma per sbarazzartene. - continuò Giovanni - Pensaci un po',
non è un soprammobile, sai? Che cosa devo fare? Dimmelo! Ricorda che alla
fine si diventa tutti vecchi. e allora? -

Da qualche tempo, oramai, la storia si trascina; spesso sono dovuti
intervenire i vicini per sedare le liti tra i due. Giovanni, buon'uomo,
tutto casa e lavoro; tornando a casa, dopo il duro lavoro nei campi, deve
sempre vedersela con la moglie Concetta, alla quale per la sua provenienza
da famiglia agiata, abituata nella casa paterna alla servitù e beni d'ogni
genere, veniva difficile ora avere a che fare con il vecchio Pietro che, per
la sua veneranda età e gli acciacchi ereditati dalla dura vita campestre,
era costretto a stare quasi sempre seduto e quindi a dover chiedere, ogni
qualvolta ne avesse bisogno, aiuto alla nuora.

Una situazione che, a Concetta, era divenuta pesante, tant'è che spesso
rimproverava il marito per non averle dato ascolto quando gli suggeriva di
portare suo padre all'"Ospizio"(1)

- Questa, dove abitiamo, è la casa che s'è costruita mio padre con grandi
sacrifici!

Continuava a ripetere il marito.

- Egli ha qui dentro tutti i suoi ricordi! Lo capisci o no? Come faccio a
toglierlo da qui? Come posso portarlo in un posto dove sicuramente
soffrirebbe di più nel vedersi abbandonato, dopo ciò che ha fatto per i
figli?

Sette figli, e tutti emigrati per l'Italia in cerca di lavoro; qualcuno
s'era già impiantato con la propria famiglia in una di quelle città, e
Gianni,  terzogenito, avendo trovato lavoro a Belmonte Mezzagno, paese natìo
della famiglia, era rimasto ad abitare nella casa paterna, dove già da anni,
morta la moglie, il papà viveva da solo.

La storia continuava a portarsi avanti per lungo tempo; erano già venuti al
mondo Pietro e Vincenzino. Pietro, non appena il nonno apriva bocca, subito
gli era accanto.

- Cosa vuoi, nonno? Come stai?

- Ho solo dato un colpo di tosse, caro il mio Pietro; su, giacché sei qui
siediti, voglio raccontarti una storia. Devi sapere che tantissimi anni fa,
quando la fame e la miseria abitavano quasi tutte le case del nostro piccolo
paese.

- Ancora con le favole! E i compiti? - interveniva Concetta inviperita - Su,
vieni a studiare se non vuoi diventar somaro!

Quasi che ella non digeriva nemmeno i racconti del vecchio al piccolo
Pietro.

- Ma, mamma! - - Niente mamma! - Continuava, borbottando sottovoce frasi
verso il vecchio che, a causa della sopraggiunta cecità, non riusciva a
scorgere la nuora e capire quant'ella mugugnasse.

 Il tempo passava, i piccoli cominciavano a farsi adulti; e per il vecchio
Pietro gli anni diventavano sempre più pesanti. I diverbi tra marito e
moglie, anziché finire, crescevano sempre più, tanto che il marito per
evitare che i figli continuassero a sentire, si convinse a portare il padre
in quella casa per anziani: l'"Ospizio". E così, di buon mattino, mentre i
figli e la moglie dormivano, si mise in spalle il povero padre e iniziò la
strada per Palermo. Non esistevano mezzi di trasporto in quei tempi. Lungo
la strada. o meglio il viottolo che sale per la scorciatoia che da Belmonte
porta alla città, (vi era e c'è ancora) uno spiazzo, un grandissimo spiazzo
con una enorme quercia dove ancora oggi nidifica l'usignolo, e al centro una
piccola sorgente "a Giarritedda". Giovanni, stanco e sudato, si fermò per
riposare e bere un po' d'acqua, adagiò il padre su una grossa pietra accanto
alla sorgente ed emise un rantoloso sospiro: "Ah!" Il vecchio Pietro d'un
colpo capì quanto stava avvenendo, e disse al figlio: - Eh, figlio mio,
anch'io ebbi a tirare un sospiro quando adagiai mio padre proprio in questo
posto, dove tu ora hai adagiato me, mentre lo portavo all'"Ospizio".-
Giovanni rimase impietrito a guardare suo padre, e capì quanto egli disse e
il significato di quelle parole; si rimise il padre sulle spalle e, anziché
Palermo, fece la via del ritorno. Pensava e ripensava, lungo la strada, a
quelle parole dette da Pietro: "anch'io sedetti mio padre e tirai un
rantoloso sospi, in questo posto, dove tu ora hai adagiato me." Quelle
parole pesavano più di quanto egli portasse rosulle spalle. E mio figlio?
Pensò. Mio figlio, quindi. avrebbe dovuto un giorno non tanto lontano. per
questa strada. Era orribile quanto pensava; ma era pur vero che, per
accontentare le isteriche voglie di sua molgie. li avrebbe educati. "Certo!"
"La moglie!" continuò a pensare.

- Aspetta che torno a casa e sentirai cosa ho da dirti!

- Parli con me, Giovanni?

Fece Pietro; mentre il sole cominciava a sciogliere la rugiada mattutina e
l'usignolo a riprendere il suo soave verso.



(1) (allora, casa di cura per anziani)


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