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Racconto inviato a scalea.it da Raffaele Stabilito (Giugno 2006 )

Vi invio questo mio racconto, che mi farebbe piacere vedere pubblicato sulla vostra interessante rubrica.

Saluti da Raffaele Stabilito

                                      

NOTTE DI SCALEA

Non so più scrivere. Mi arrabatto e mi arrovello ma dalla mia zucca nulla fuoriesce al di fuori di sterili e svogliate parole.

Dove sono finiti i bei tempi di una volta, i fiumi di frasi ed il talento piccante di quest’illuso, svuotato, mancato artista?

Cresce la notte attorno a me. Esplode la notte attorno a me. E con essa tutta la mia disperazione.

Getto la spugna e decido di sdraiarmi, ma il caldo attanaglia il mio corpo in una presa da arte marziale alla quale io rispondo con una doccia tiepida: 1 – 1.

La seconda mossa sono rapide goccioline di sudore che mi colano giù dalla fronte senza che io le possa contrastare: 2 – 1 .

Apro il frigo e applico la più geniale contromossa dell’universo: taglio una fetta di anguria e la faccio scivolare avidamente nel mio esofago con una crescente sensazione di freschezza: 2 – 2.Fottiti, calore!

Tronfio della mia strategia, esco ancora un po’ in giardino e mi godo il fresco che Madame la Nuit mi dona ora, vera consolatrice del mio malessere, serbatoio di pensieri e di ricordi dolci e taglienti come solo Lei sa fabbricare. Decido di fare una passeggiata attraverso la campagna circostante: io, la mia anima e la fedele birra (1) in lattina.

Camminando per le strade della notte, la terra di Calabria sembra incarnare ancor più quell’amaro sapore di antico di cui è pregna. Il cielo stellato, i grilli, la lieve brezza marina, le sagome scure degli alberi da frutta, l’odore acre della paglia, quel cane che abbaia, laggiù…… E’ la sinfonia di suoni e di odori che meglio massaggia dolcemente la mia mente, stanca e tesa.

Com’è lontana la città, il traffico, il caos, i barboni, le puttane, i macchinoni dei ricconi, le macchinette dei proletari, i palazzi di vetro, le sirene delle ambulanze…….. Ad un tratto mi sento vuoto e spaesato, ancor più piccolo nell’immensità della notte, vuota e minuscola caccolina nelle viscere della Natura e della Vita.

Un senso di disagio mi attanaglia e rovina l’incontro di questa serata, proprio ora che il tutto cominciava a funzionare.

Torno indietro e, una volta a casa, mi scopro madido di sudore per i pensieri e per la birra. Dannazione, ancora una volta l’afa mi ha fregato: 3 – 2.

Mi rilasso sempre, nei supplementari!

 

(1) l'autore cita un nome famoso di birra


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