La parte bassa del centro storico è sovrastata dall'imponente struttura della Chiesa di sotto,dedicata a San. Nicola di Platea . La chiesa di S. Nicola di Platea è molto antica.
Le prime strutture risalgono all'VIII sec. La chiesa ha nell'abside resti di costruzione gotiche e nella parte inferiore la cripta dell'Addolorata, con volte a crociera rette da colonne. La cripta è dotata di statue e coro lignei del sec. XVII donati dal principe di Scalea. Inoltre all'entrata della cripta una lapide ricorda che lì riposano le ossa del filosofo Gregorio Caloprese morto nel 1715 all'età di 61 anni. Al di sotto della cripta si conserva un imponente ossario. Il sotterraneo della chiesa per secoli è stato l'unico luogo di sepoltura per gli abitanti della parte bassa del paese. Solo in caso di epidemie la sepoltura avveniva altrove. Nella chiesa di S. Nicola in una tomba monumentale è
sepolto anche Ademaro Romano, grande ammiraglio della flotta angioina, nato a Scalea e morto nel 1344. Il sepolcro, opera della scuola di Tino da Camaino, si trova nella cappella di S. Caterina. Nella
stessa cappella si conserva una bifora di architettura
medioevale, che faceva parte del cenotafio fatto erigere
da Roberto "il saggio" in onore di Ruggiero di Lauria.
Il monumento funerario andò distrutto durante il terremoto
del 1683 che colpì la Calabria settentrionale.
Verso la metà del sec. XIV si ebbe un ampliamento della
chiesa come fa pensare un'indulgenza del 1345 di papa
Clemente VI. Le indulgenze, infatti, erano concesse, allora,
a chi contribuiva alla costruzione o ampliamento di chiese.
Verso la metà del sec. XV la chiesa fu ancora restaurata.
Per questo motivo il vescovo Soare ottenne una particolare
indulgenza dal papa Callisto III, con la
bolla del 18 novembre 1455. Dopo gli ampliamenti e restauri
la chiesa diventò uno dei più significativi monumenti
quattrocenteschi.
Nel 1510 la chiesa di San Nicola fu elevata ad arcipretura
della diocesi di Cassano.
Nella metà del sec. XVI la chiesa di S. Nicola subì il
saccheggio degli uomini del Saraceno Dragut. I saraceni
aprirono il sarcofago, danneggiandolo, di Adimaro Romano
e rubarono la spada del defunto. Portarono via inoltre
una campana d'argento e dopo aver preso altri oggetti
sacri di valore raggiunsero le altre imbarcazioni. L'imbarcazione
su cui si trovava la campana d'argento rubata naufragò
sugli scogli della "Giumenta", prima di superare Capo
Scalea. La nave e la campana d'argento finirono così in
fondo al mare. Una delicata tradizione vuole che
il giorno di S. Nicola, il 6 dicembre, la campana suoni
dal fondo del mare. Però la possono sentire solamente
i puri e gli innamorati. Nel sec. XVIII un
incendio distrusse l'archivio parrocchiale di S. Nicola
di Platea, d'inestimabile valore storico. In seguito alle
strutture della chiesa furono apportati sostanziali rifacimenti.
Nel corso dell'ultima guerra, nell'agosto del 1943, una
cannonata della flotta anglo-americana distrusse la parte
alta dell'antico campanile costruito in tufo, e la secolare
campana grande. A causa dello stesso bombardamento aereo-navale
andarono distrutti l'antichissimo organo a canne e una
fonte battesimale in marmo, pregevoli opere del sec. XVII.
Verso il 1947 fu costruito il campanile e "intonacato"
tutta la chiesa, che perse così l'antico, suggestivo,
originario aspetto.