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Il Palazzo dei Principi
All'inizio del sec. XVII corsari dal mare all'improvviso attaccarono Scalea, il principe di Scalea Francesco Spinelli affrontò sulla spiaggia i turchi. Dopo aspra battaglia gli assalitori furono messi in fuga.
Da un'imbarcazione dei fuggiaschi partì un colpo di archibugio che colpì mortalmente il principe di Scalea.
Il
principe morì sulla spiaggia tra la commozione dei
sudditi. Gli Spinelli erano feudatari di Scalea dal 1526.
In quell'anno Ferrante Spinelli, duca di Castrovillari,
aveva sposato in seconde nozze Isabella Caracciolo, erede
del feudo di Scalea. Ferrante Spinelli in prime nozze aveva
sposato Diana Acquavìva d'Aragona. Dal matrimonio
nacque Giovanni Battista che ereditato il feudo di Castrovillari
sposò Isabella figlia del viceré don Pedro
di Toledo. Dal matrimonio di Ferrante Spinelli con Isabella
Caracciolo nacque Troiano che prese il titolo di principe
di Scalea nel 1566. Il secondo principe di Scalea fu Ferdinando.
Sotto il loro governo furono portati a termine i lavori
di ampliamento della loro dimora, già dei Romano
e del duca Sanseverino, che prese l'aspetto attuale ed il
nome Palazzo dei Principi. Il palazzo rimase di proprietà
della famiglia Spinelli fin dopo la fine della feudalità.
Poi il palazzo fu venduto dagli eredi Spinelli agli attuali
proprietari. Prima degli Spinelli il feudo di Scalea appartenne
a partire dal sec. XIV alle famiglie Sanseverino, Caracciolo,
Pascale, Milano, Sanseverino conte di Capaccio. Nel 1451
Francesco Sanseverino fu sottoposto a giudizio da parte
del rè. Si era opposto all'ordine di reclutare uomini
per l'esercito regio nel feudo di Scalea. Processato fu
condannato. Morì subito dopo.
Le terre di Scalea furono confermate alla sua vedova.
Nel 1496 il feudatario di Scalea Guglielmo Sanseverino,
conte di Capaccio, perse il feudo per ribellione al rè
Federico d'Ara-gona. Il conte, tempo prima, aveva preso
parte alla fallita congiura dei baroni contro il rè.
Nel 1546 Isabella Caracciolo chiese alla corte l'autorizzazione
di spedire dal suo feudo di Scalea a Napoli, 500 tomoli
di grano, 500 di orzo, 50 di miglio e 20 botti di vino.
Nel 1574 il principe di Scalea acquistò "le
seconde cause" per 5 ducati "a fuoco",
Nel 1586 il "Tavolano" di Scalea, Mercurio Manco
denunziò che i suoi concittadini erano ammalati "con
mal colorito in faccia",
Nel 1587 erano attivi a Scalea 3 dottori in legge, 2 medici,
3 notai, 3 giudici, 1 speziale e 1 uomo d'armi. Secondo
alcuni documenti dell'epoca tutti gli altri, 1.000 abitanti
circa, vivevano in questi anni, delle loro varie attività per cui non si registrava alcun povero.
Alla fine del sec. XVIII il figlio del Principe di Scalea
doveva sposare la figlia del marchese Serra alla cui mano
aspirava anche il Principe di Cariati. Questi tramò
più del lecito per eliminare il rivale. La Corte
di Vienna promosse un'inchiesta. Il Principe di Cariati
e la marchesa Serra furono riconosciuti colpevoli di aver
tentato l'uccisione, con il veleno, del Principe di Scalea.
Nello stesso periodo gli abitanti di Scalea chiesero al
feudatario l'abolizione delle tasse sull'ancoraggio, il
falancaggio, sul pescato, sulle carni macellate e sulla
raccolta dei frutti della terra.
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Test
tratto da "SCALEA a Scalìa"
di M. Manco--G. Cupido |

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